Daily Diary

Confindustria Sistema Moda del Veneto: tuteliamo il Made in Italy!

Lunedì 13 scorso nella suggestiva cornice del Castelletto di Cappella Maggiore sì è svolto l’incontro tra i presidenti provinciali e regionale e referenti del Raggruppamento Industrie SISTEMA MODA della CONFINDUSTRIA del Veneto.

In questa sede Aton, rappresentata da Roberto Guerra e me, è stata invitata ad aprire i lavori con un intervento sulle opportunità che la tecnologia RFID può offrire nel Fashion e a partecipare come auditors all’intera sessione di lavori tra gli associati.

Tutti i presidenti provinciali, regionale presenti e referenti sono imprenditori nel settore dell’abbigliamento e della moda Veneta, e questo conferisce un taglio particolare a queste riunioni: si parla di esigenze concrete, si valutano reali preoccupazioni e opportunità che il settore presenta, si valutano strategie da mettere in campo.
Davvero molto interessante e coinvolgente!

I lavori sono stati presieduti da Giulio Falasco, presidente del Sistema Moda Veneto, una personalità molto spiccata, diretta e pragmatica.

Nella nostra presentazione è stato evidenziato come i numerosi case histories nel settore dell’abbigliamento confermino costantemente gli enormi vantaggi nell’uso della tecnologia RFID, purché sfruttata con le corrette metodologie e know how.
In particolare si è notato che la platea fosse interessata all’uso dell’RFID nell’anticontraffazione, a tutela del marchio e soprattutto del “Made in Italy” ed in effetti gli argomenti successivi dei lavori gravitavano proprio su questo tipo di questioni.

In particolare sono rimasto sorpreso ed entusiasta a vedere che i nostri industriali intendono il “Made in Italy” esattamente come lo intende il comune cittadino, e cioè non solo disegnato in Italia ma anche fatto in Italia con manodopera italiana, con l’abilità, la qualità che ci è riconosciuta in tutto il mondo.
Questo anche se la Legge Italiana consenta un uso del termine “Made in Italy” in modo un po’ troppo ampio…

Il loro interesse non è solamente il business del breve termine, ma c’è un chiaro committment a non perdere le capacità di “saper fare” e più in generale a non dismettere la manifattura per il nostro futuro industriale e sociale.

Dai miei appunti sugli interventi:

“Non possiamo permetterci a disimparare 250 anni di esperienza e come si fanno le cose di qualità, recuperare poi richiederebbe investimenti e tempi enormi”

“Non è ipotizzabile una società che si regga solo sui servizi. Se la gente è senza soldi non compra.”

“Proprio i cinesi traducono la parola ‘crisi’ con due ideogrammi:
wei = pericolo, precarietà       ji    = opportunità, occasione adatta”

“Quella che abbiamo di fronte non è una solo una crisi, ma un cambiamento epocale. Proprio per questo In Europa investono, in Italia molto meno.”

“People do Love Fashion”

Italians do the best fashion. Ce lo riconosce il mondo, per ora!”

Una grande sfida per il futuro, che richiede coraggio ma anche la consapevolezza di avere sotto i propri piedi un terreno solido, fertile e ricchissimo di valori unici.

Roberto Baldassar 21 Settembre 2010 Visite: 737