Daily Diary

AAA: RFID system integrator cercasi

Dai che ci siamo.
Dov’è che siamo?
Beh… siamo al punto.
Minchia vuoi smetterla? A quale punto?

Siamo finalmente al punto in cui, dopo che ne abbiamo parlato fino a perdere la voce, giocato fino a romperci i cabasisi, abbiamo finalmente richiesa di applicazioni RFID funzionanti all’interno delle aziende.

Vi abbiamo aspettato esattamente qui e proprio qui casca l’asino … e non solo.

Cerchiamo di uscire da questo criptico incipit.
Nei giorni scorsi siamo stati ospiti del ” 1° User & Partner conference mondiale di Alien Technologies“: 120 partner da 20 nazioni riuniti a Dayton (Ohio). 2 giorni full immersion nella tecnologia che proprio Alien ha maggiormente contribuito a sviluppare. 2 sessioni plenarie e molte break out sessions.

Keynote speaker della prima giornata, Dopo una breve introduzione del presidente di Alien George Everhart, il DR Ignazio Urbelz CEO di GLP (Grupo Leche Pascual) azienda spagnola leader nella produzione e distribuzione di latte e derivati con una antica predisposizione all’innovazione. Ad oggi il progetto RFID europeo più grande in assoluto. Ci ha illustrato la sua visione sull’impatto che l’RFID potrebbe avere sul suo business. Interessante, e per gli addetti ai lavori ed appassionati di tecnologia ”eccitante”. Potrebbe avere (sì anche nel suo perfetto inglese ha usato il condizionale) perchè, a detta sua, gli addetti al lavoro dovrebbero investire molto di più nella capacità di gestione ed integrazione dei dati.

Il secondo giorno dopo l’intevento di Patric Ervin, VP per il World wide sales, è toccato a noi l’onore dell’unica presentazione nella general session fatta da un partner. Presentato il caso G&P Net che tutti noi ormai conosciamo, non si può dire la stessa cosa oltre oceano, ma che contiene, in modo naturale, proprio la capacità di integrazione sia al WMS che all’ERP del cliente. Da subito.

Ed eccoci veramente al punto. Moltissimi dei test effettuati per dimostrare la bontà della tecnologia non sono mai approdati alla maturità di un vero sistema di produzione: giocattoli stand alone con cui qualche tecnologo si è divertito con i fondi messi a disposizione da un amministratore delegato più preoccupato di togliersi dalle palle questo problema che intenzionato a verificarne le potenzialità per il suo business.
In ogni caso tutti basti su volumi limitati e rigorosamente senza alcun contatto con i sistemi informativi aziendali. In alcuni casi addirittura in antitesi.

Ebbene, qui vi aspettavo. il volume di dati, la diversa sincronizzazione con i sistemi operativi aziendali, la evidente necessità di cambiare i processi, trasformano la gestione del dato proveniente dai sistemi RFID in una vera e propria corsa ad ostacoli a cui non proprio tutti sembrano preparati.

Dopo anni trascorsi attorno a Tags e Readers sembra ormai che l’offerta attorno a questi componenti sia ampiamente rappresentatata e gestita da molti fornitori e player del mercato. Tag di tutti i tipi, per tutti gli usi e di tutti i prezzi. Una vera pacchia. La gara fra i produttori di chip è veramente intensa e sta producendo una ricchezza di funzioni fino a qualche tempo fa impensabile: anticontraffazione, antitaccheggio, controllo della effrazione, memorie aggiuntive… insomma tutto quello che serve e, soprattutto, a prezzi decisamente interessanti.

E allora? Allora proprio qui inizia la partita: rendere disponibile i dati raccolti e validarli integrandosi agli attuali sistemi informativi sembrerebbe molto più arduo del previsto. Leggere 100 colli che passano sotto un varco in un secondo è ormai agevole: controllare che siano i colli che DEVONO passare e solo quelli nel secondo successivo non lo è per nulla. 

Perchè è così complesso? Perchè nel secondo successivo devono verificarsi tutte le seguenti condizioni:

  1. Il sistema deve funzionare e deve essere connesso alla rete. ” ma che banalità” potrebbe obiettare qualcuno. Negli attuali sistemi dove si usa il barcode è l’operatore che verifica questa condizione dal momento che è collegato al sistema gestionale. Non così nell’RFID dove il sistema è del tutto non presidiato (lo scopo dell’RFID è proprio quello di automatizzare). Non si tatta quindi di una banalità ma di una esigenza chiara e necessaria.
    In caso di malfunzionamento il sistema deve essere in grado di comunicare agli operatori del caso l’anomalia per porre in atto i correttivi del caso.
  2. Nel momento della lettura devo verificare cosa mi sta passando sotto il varco e controllare che sia tutto e solo quello che serve. Mi spiego meglio: negli attuali sistemi un operatore che svolge una operazione (esempio carica un automezzo) è guidato dal sistema che quindi conosce perfettamente che cosa deve controllare. Controllo che avviene un collo alla volta con conseguente validazione del sistema.
    Nel sistema RFID quando un pallet passa sotto un varco il sistema non è conscio di quello che sta passando pertanto deve avere sia un sistema di riconoscimento del carico ( questo pallet deve effettivamente andare su questo automezzo) sia un sistema di riconoscimento della composizione del carico (il pallet è composto effettivamente dai colli che mi aspetto)
  3. Riuscire a trasmette all’operatore il messaggio “tutto OK” oppure “attenzione problema” e naturalmente il tipo di problema con ila conseguente azione correttiva.
    Se non lo faccio nel secondo successivo il mio pallet ha già fatto almeno 5 metri: troppo tardi.
  4. Nel caso della transazione andata a buon fine deve comunicare al sistema informativo gestionale l’avvenuta transazione in modo adeguato e nelle modalità previste dal sistema ospitante per permettere di procedere con la elaborazione dei documenti o delle azioni successive.

E qui stiamo parlando di un sistema semplice con una sola azione. Immaginiamoci quando devo prelevare informazioni da una produzione, fine linea incluso, gestire tutte le fasi logistiche e tutte le loro variazioni, magari da diversi depositi geograficamente distribuiti e che devono comunicare centralmente con un altro sistema e magari, perchè no, in modalità Fault Tolerant in cui un sistema possa subentrare a caldo ad un altro senza perdere mai i dati.

Se sono il manager di questa sfida, e sono ancora vivo dopo tutto il casino che mi hai spiegato, vorrei anche capire se le promesse che mi avete fatto quando mi avete venduto questo sistema  sono state mantenute: voglio cioè che mi dici ON LINE e mica dopo una settimana, quanti pallet sono passati sotto il mio varco e quanti di questi sono stati letti al 100% alla prima lettura.

Ora, se sei un “Sistem Integrator” serio qualche problema te lo poni ma, per la miseria, hai visto di peggio e reagisci. Giorni di sviluppo come se piovesse, sangue del cliente come in una macelleria ma ne veniamo fuori.

L’alternativa sono i Middleware che molte aziende del settore hanno sviluppato. Oggetti sviluppati apposta per fare le cose che ci siamo detti ma maledettamente complessi da imparare e spesso non coprono tutte le necessità (come quello dell’integrazione ai Sistemi aziendali per esempio o il device management dei dispositivi o …). Credo che pochissimi abbiano affrontato anche a livello stampa questo tema che credo diventerà presto il punto centrale.
Per completa onestà Datacollection affrontò il problema del Middleware RFID (credo nel 2005 o 2006 chiedo venia)con uno speciale a cura di Cecilia Biondi e ricordo che proprio in quel tempo feci i miei complimenti per la lungimiranza dello speciale pubblicato dalla testata.

Il vero segreto sta quindi nel rendere semplice la complessità e fruibile queste soluzioni ad un numero crescente di operatori che possano impararlo in tempi contenuti e rendano il lavoro di integrazione più agevole e funzionale per tutti.

Strumenti flessibili.
Flessibilità nelle diverse applicazioni perchè non esisterà nessuna installazione RFID perfettamente replicabile (nemmeno all’interno della stessa azienda).
Flessibilità nel tempo perchè quello che ho pensato in fase di progetto si potrebbe rivelare non vero dopo i primi periodi di funzionamento del sistema (stimao parlando di innovazione o no)
Flessibilità di adattamento perchè i sistemi gestionali hanno logiche e tecniche di integrazione totalmente diverse (tabelle ASCII, Database, Sistemi operativi, Web Services e chi più ne ha … SAP docet)
Flessibilità di manutenzione anche da parte di diversi partner sullo stesso oggetto che quindi deve essere auto-documentante .

Se pensate che questo prodotto non esista cliccate qui.
Ciao
Otello

Otello Azzali 25 Marzo 2010 Visite: 1321