Alien RFID Conference: il valore dell’integrazione
Eccomi finalmente tornato in ufficio, dopo 3 giorni passati nella… uhm… anonima Dayton (Ohio). Decisamente non anonima, però (e per fortuna!) è stata la Conference organizzata da Alien, che ha riunito una bella platea di partner e utenti per parlare assieme di soluzioni RFID, Alien ma non solo.
E se l’occasione era ideale per presentare i nuovi tag basati sul chip Higgs-3 ed il nuovo reader “globale” ALR-9900+, forse la cosa più riuscita è stato appunto il confronto e lo scambio che si sono venuti a creare. Erano ovviamente presenti gli executive e i tecnici di Alien, che fungevano però più che altro da “facilitatori” per una platea molto variegata e competente di partner, americani e non, nel campo della conversione di tag (in label), della produzione di strumenti software e dell’integrazione. Quasi come supervisori, erano poi anche presenti rappresentanti di due università locali, l’università dell’Ohio e la Wright State University.
Coinvolgenti e soprattutto molto interessanti gli speech che sono stati presentati; in particolare, il primo giorno ha parlato Ignatio Urbelz, dirigente di Leche Pascual, coivolto perciò in quello che promette di essere di gran lunga il progetto più importante attualmente in fase di partenza: ha ribadito che l’innovazione nella loro azienda passa anche per questo, e che l’RFID è la base per garantire un miglior servizio ai clienti e una maggiore freschezza dei loro prodotti, attraverso la razionalizzazione della catena distributiva; e perciò, è per loro strategico e fondamentale.
Ha confermato (in questo supportato anche dagli altri speech di Alien) che la tecnologia c’è, ed è robusta; che i loro test hanno dato esito positivo, e che sarebbero pronti per il mercato. Quello che ha voluto ribadire più volte, e con forza, è il grande bisogno che c’è, nell’RFID, di integratori, di qualcuno che sappia “unire i puntini” per mettere insieme gli elementi tecnologici che sono già presenti, e funzionanti, e farne un progetto. Di qualcuno, insomma, che conosca il campo di applicazione della tecnologia ancor prima della tecnologia stessa, per rendere possibile concretizzare tutte le funzionalità che l’RFID promette.
Questo aspetto secondo me è fondamentale. Sempre più aziende sono capaci di “fare” l’RFID: non è difficile aver a che fare con tag e reader, e la tecnologia lo rende ogni giorno più facile. A questa competenza tecnica, comunque necessaria, deve quindi essere associata un’approfondita conoscenza del campo di applicazione, una cura dedicata del cliente, per capire i suoi bisogni e poterli soddisfare nel modo più completo possibile. E’ questo che caratterizza un progetto RFID ben riuscito, che alla fine giustifichi l’investimento per il cliente; ed è spesso la mancanza di questo aspetto che genera le centinaia di progetti in perenne fase di pilota che vediamo in giro.
In questo senso, si è inserita a pennello l’esposizione che Otello ha fatto il secondo giorno del caso di Geospirit: non solo case history, ma concreto esempio di attenzione alla soluzione ed all’esigenza del cliente; integrazione fatta seguendo con cura il progetto, con un’approfondita conoscenza degli strumenti (avere un middleware flessibile e potente è fondamentale, per questi casi) ed un’attenta pianificazione delle fasi progettuali. Il tutto condito da un bella dose di made in Italy, che sa sempre interessare e coinvolgere il pubblico d’oltreoceano… messaggio trasferito!
Insomma, un congresso molto interessante, con diversi spunti di riflessione che sicuramente ci porteremo come bagaglio di esperienza! E se l’Ohio non vincerà mai il premio per il panorama più vario d’America, davanti ad un piatto di spare ribs te ne dimentichi ben volentieri… ;D




