Ancora Rfid: l’anticontraffazione
Stavo leggendo un articolo contenuto in una newsletter di Wireless4Innovation a cui sono iscritto che parla di anticontraffazione. Tema annoso, spinoso, controverso e che tuttora crea un puttanaio di confusione incredibile.
L’articolo però mi è sembrato particolarmente interessante perchè, per la prima volta in modo pubblico e da fonte autorevole, tratta la anticontraffazione non da un punto di vista semplicemente tecnologico ma soprattutto dei processi coinvolti.
In sostanza la contraffazione dei prodotti è una cosa ben diversa se avviene per strada ad opera di un “libero operatore della moda” oppure avviene nei negozi di marca o in negozi non autorizzati. Spesso confondiamo l’anticontraffazione con la tracciabilità della distribuzione.
Quando abbiamo parlato di anticontraffazione lo abbiamo spesso fatto in termini di tecnologia che avrebbe permesso il riconoscimento univico del materiale tracciato, della necessità della distruzione del TAG al tentativo di rimuoverlo. Ci siamo cioè avvitati in un mondo senza fine di casini tecnologicamente ingarbugliati e senza via di uscita.
Alla fine il risultato è: la anticontraffazione ( e quindi la tracciabilità dei mercati paralleli) si combatte tracciando in più punti della supply chain il materiale che vogliamo controllare: più punti=più controllo.
La tecnologia RFID (in particolare quella UHF) è quella che permette queste innuverevoli letture al costo più basso possibile.
Sono molto felice di questa conclusione! I nostri clienti nel fashion che hanno installato (i primi è più di anno che sono a regime) le nostre soluzioni sposano perfettamente queste tesi.
Alla prossima.
Otello



