Liberalizzazioni: L’RFID entra nelle abitudini degli italiani
“Al fine di contrastare la contraffazione dei contrassegni relativi ai contratti di assicurazione [...] il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e trasporti [...] definisce le modalità per la progressiva dematerializzazione dei contrassegni, prevedendo la loro sostituzione o integrazione con sistemi elettronici o telematici, anche in collegamento con banche dati…”
Con queste parole l’articolo 32 del cosidetto “decreto liberalizzazioni” (testo) sancisce quello che diversi siti riportavano da un po’ a livello di rumor: l’RFID sta per essere adottato come una delle soluzioni chiave per contrastare la contraffazione dei tagliandi assicurativi, un fenomeno purtroppo piuttosto diffuso, che finisce per far aumentare il costo dell’RC-Auto e quindi per gravare sulle tasche degli automobilisti.
Il concetto è semplice: un tag RFID non può essere contraffatto, quindi se lo si abbina (o sostituisce) al normale contrassegno esposto sul parabrezza, rappresenta un sistema semplice ed efficace per “dare un’identità” certa ad un’autovettura. E a questo punto non solo si può verificare che l’RC-auto sia valida, ma anche potenzialmente (eventualmente con un registro apposito, menzionato nel decreto) rendere molto più difficoltoso il furto ed il “riciclaggio” di auto, ad esempio. O potenziare i sistemi autovelox come il tutor, grazie alla lettura a distanza che l’RFID permette. O, in abbinamento alla famosa “scatola nera”, permettere di verificare le dinamiche di un incidente per chiarire responsabilità e risarcimenti. Insomma, ridurre le spese, gli sprechi, le truffe, e aumentare la sicurezza: non è poco!
Per ora, l’enunciazione è piuttosto generica, quindi tutto può accadere; ma (se entrerà in vigore il decreto) questo sarebbe un passo importante, per due motivi. Primo, fa piacere che si adotti una soluzione tecnologicamente valida, provata e diffusa per risolvere un problema concreto. A volte lo Stato viene tacciato di immobilismo tecnologico; è un segnale davvero importante che si sia pensato a una soluzione corretta e logica a un problema grave.
Secondo, e per noi più rilevante, questo contribuirà forse definitivamente a sdoganare l’RFID agli occhi degli italiani, a far toccare con mano a tutti i benefici e i vantaggi di questa tecnologia applicata all’anticontraffazione, facendola entrare nelle case (anzi, nelle auto) di ognuno di noi. Ormai l’RFID non è più una nicchia, o un ambito innovativo riservato a pochi casi di applicazione. Ha dimostrato di essere una tecnologia matura, e che apre orizzonti che vanno molto oltre il semplice utilizzo come “barcode a distanza”. Era tempo che questa evoluzione fosse alla portata di tutti.



