Daily Diary

Mobile, online/offline e il cloud computing…

Ci sono certi giorni in cui, neanche a farlo apposta, lo stesso argomento ti sembra arrivare da più direzioni: te ne parla un collega, ti arriva la notifica via rss di un post sull’argomento oppure apri una rivista e ti trovi un articolo che parla proprio di quell’argomento…. Capita solo a me?

Di cosa sto parlando?  Beh, l’argomento, o meglio la domanda, è:

qual è il modello architetturale ideale delle applicazioni nel prossimissimo futuro (quasi presente)?

Mi capita di sentire dire da clienti o competitor: “internet ormai è ovunque: quindi noi vogliamo solo applicazioni web che chiunque possa consultare via browser: non possiamo restare fermi al offline!

Se guardiamo alla storia ci sono state varie fasi alterne negli anni, dettate dalle tecnologie di volta in volta disponibili e dalla diffusione del ICT nella popolazione:

  • alle origini le applicazioni basate su main-frame (tutto stava sul server) ed i client erano dei veri e propri “terminali” collegati online sul server
  • la nascita del pc ha segnato un’epoca di crescita a dismisura del modello individuale di computing, capace di funzionare ed essere produttivo senza dipendere dagli altri computer
  • Il primo mobile computing  gestito prevalentemente offline, con saltuari collegamenti online di allineamento dati tra client e server senza  interazione con l’utente durante l’online per ottimizzare costi e tempi di passaggio dati
  • L’arrivo di internet, eccesso di euforia legata al tutto online e “browser-based”
OGGI il mobile computing “2.0″ ed i concetti di pervasive computing e cloud computing stanno stravolgendo il concetto di client-server, riportando un giusto equilibrio tra ciò che gira (e deve girare) come servizio “server-side” e ciò che è ragionevole rimanga locale, “client-side”.

In linea con quest’ultima idea è il pensiero di Ray Ozzie, chief software architect di Microsoft:

in un articolo dedicato a lui e pubblicato su wired (che vi invito caldamente a leggere: molto interessante, lo trovate anche in italiano nel numero di wired italia di questo mese) Ozzie spiega come il modello di software ideale sia ibrido:

“a heavy-duty application (known as client software) combined with an ongoing Internet service.”

Un buon esempio è iTunes di Apple, che installi sul tuo computer e utilizzi offline per ascoltare musica e organizzare i brani e on line come internet application per comprare musica, ascoltarla in steaming e ottenere suggerimenti in rete.

E un altro buon esempio lo si può individuare nella filosofia di disegno di alcune applicazioni mobile aton: dove si affianca alla operatività client side, possibile anche offline, la possibilità di interrogare servizi web resi disponibili online dalla piattaforma o da terze parti.

Il parere di Ozzie è abbastanza autorevole  visto che è il padre di Red Dog, poi chiamato Windows Azure: il windows per il cloud computing.

Che ne pensate?

Giovanni Bonamigo 12 Novembre 2009 Visite: 1277