BYOD versus COPE: due modelli a confronto

Nella nostra attività di consulenza ci capita di essere interpellati in merito alla questione BYOD versus COPE, ovvero permetto al mio collaboratore (soprattutto se si tratta di un venditore) di utilizzare il suo smartphone o tablet (Bring Your Own Device) o gli fornisco io come azienda un dispositivo di cui può fruire anche a livello personale (Corporate Owned Personally Enabled)?

Entrambi gli approcci hanno dei vantaggi e degli svantaggi che un’azienda deve tenere in considerazione.
Se si sceglie una politica BYOD l’investimento iniziale da parte dell’azienda è sicuramente minore rispetto ad un approccio COPE, sia per quanto riguarda i costi legati all’acquisto, visto che il device è di proprietà del collaboratore, sia per quanto riguarda la formazione e la propensione all’uso.
Ci sono però una serie di costi nascosti che non è semplice quantificare: ad esempio i costi legati alla perdita dei dati, all’impegno richiesto al reparto IT che deve conoscere e gestire tipologie diverse di device (e relative app), alla perdita di produttività dovuta al mancato funzionamento, all’utilizzo di app personali che possono essere in conflitto con l’ambito lavorativo, senza trascurare i temi legati alla sicurezza.

BYOD-COPE-cost

Si tratta di un tema che ci troviamo quotidianamente ad affrontare insieme ai clienti che supportiamo nelle fasi di digitalizzazione. La scelta dell’uno o dell’altro approccio non è casuale e viene fatta di volta in volta, dopo avere analizzato diversi fattori, dal settore di riferimento all’applicazione proposta, dal tipo di rapporto formale che lega i collaboratori all’azienda, ad esempio se sono agenti monomandatari o plurimandatari, alla modalità di erogazione dell’assistenza sui dispositivi (struttura interna all’azienda o servizio gestito in outsourcing).