Coronavirus, Aton si organizza: smart working per gli atonpeople

Aton (o per meglio dire, anche Aton) aderisce ai numerosi appelli e prende le sue contromisure contro il diffondersi del COVID-19 in Italia, favorendo lo smart working ed ogni mezzo alternativo ai contatti personali.

Alcuni potrebbero vedere un eccesso di prudenza in tutto questo, e di certo non tutti cambieranno le loro abitudini, è comunque una scelta personale; ma quando si ha tra le mani la salute e l’integrità fisica di 150 persone e delle loro famiglie la prudenza è un valore assoluto. Better safe than sorry, come dicono gli inglesi.

Ci piace però notare che soprattutto questa è una bella sfida! Un po’ forzata dagli eventi, certo; ma lo facciamo anche perché crediamo fortemente di poterlo fare, e di non mettere in gioco in questa decisione la qualità del nostro lavoro o la soddisfazione dei nostri clienti. E non è poco.

Abbiamo detto tante volte, anche in questo blog, che il telelavoro è per noi non solo possibile, ma una delle modalità “normali”, assieme ovviamente a quello in ufficio. Qui, poi, si tratta di più del semplice telelavoro, si tratta di smart working: si tratta di prendere in mano responsabilmente le proprie modalità lavorative, e in coscienza fare le scelte che crediamo essere corrette per noi e per l’azienda; e di certo la responsabilità personale è qualcosa di cui andiamo orgogliosi, oltre a far parte delle nostre linee guida e mission. E’ una sfida quindi adottare questa iniziativa su questa scala, a tutti i livelli aziendali; mettere in piedi – o meglio usare, perché li abbiamo già – tutti i mezzi tecnologici possibili per creare un “ufficio virtuale” in cui collaborare al meglio; e soprattutto, lavorare con ancora più attenzione al cliente, perché non risenta della situazione.

Non è fare di necessità virtù, in effetti; per noi è una grossa occasione di crescita! Ci servirà a valutare il nostro grado di maturità, e ad affinare i meccanismi interni che già ci sono per delegare e supportare le decisioni; ci servirà a capire in cosa possiamo migliorare e – ancora meglio – quali sono i nostri punti di forza. Soprattutto, è un allenarsi al futuro, come diceva giustamente la collega che ieri ha avuto l’ingrato compito di comunicare nel modo corretto la nuova linea guida: un futuro (auspicabilmente senza virus!) in cui comunque i collaboratori saranno sempre più “fuori zona”, e i clienti sempre più internazionali. Noi lo vogliamo fortemente; e se i prossimi giorni saranno per certi versi un’eccezione, sarà di certo l’occasione per uscire dalla nostra ‘comfort zone’, e far tesoro dell’esperienza.