Come hanno reagito gli atonpeople all’epidemia?

In questi giorni abbiamo realizzato un’indagine interna, proposta da una grande organizzazione specializzata, per raccogliere il feed back dagli atonpeople sul difficile momento e su come Aton ha reagito alla situazione

Le interviste sono state raccolte in via del tutto riservata e anonima e ho ora il piacere e l’orgoglio di condividerne una sintesi. E’ una fotografia di come le ns persone hanno vissuto due mesi di inedito “Full Home Working”

In questo periodo abbiamo mantenuto aperti gli uffici due giorni la settimana per le sole strette necessità e con una presenza minima, dalle cinque alle dieci persone massimo. Tutti gli altri hanno lavorato da casa

Nel foglio qui sotto le domande poste e le percentuali di risposte positive: nella prima colonna a destra le % positive Aton, nella seconda la media di tutti gli intervistati fuori Aton e nella terza la differenza. E’ molto, molto bello constatare che siamo nettamente superiori al benchmark in tutte le domande:

domande dipendenti coronavirus smartworking

I risultati sono più che eccellenti e dimostrano la capacità degli atonpeople di affrontare la nuova sfidante realtà. Lo evidenziano in particolare le risposte alla domanda numero 22 sulla capacità di adattamento delle persone ai cambiamenti: 85% positive contro una media del 50%

Di seguito in corsivo riporto alcuni tra i commenti che sono stati lasciati, sempre in forma anonima. Sono degli ottimi spunti di riflessione:

Sin da subito l’azienda ha dimostrato interesse per la tutela dei propri dipendenti, ponendo la loro sicurezza la primo posto. Abbiamo iniziato nell’immediato con lo smartwork e da parte di tutti c’è stata una grande collaborazione e comprensione. La voglia di fare, di creare insieme, di dare ottimi risultati e di portare quel valore aggiunto nell’operato quotidiano ha permesso la crescita di quel senso di unità che già caratterizzava questa azienda.

Eravamo già pronti a lavorare per obiettivi, nella maggioranza dei team già è così. la sfida vinta è stata quella di farlo durante una pandemia, lavorando a casa spesso in due, coi bimbi da seguire perché le scuole erano chiuse e non si poteva avere altro supporto esterno. 

In questo momento particolare ho sperimentato lo smart working di cui non avevo mai usufruito, pur potendolo fare. Penso che sfrutterò ancora questa opportunità in futuro, soprattutto quando dovrò portare a termine attività/progetti che richiedono concentrazione e che possono quindi essere eseguiti con maggiore efficacia in isolamento. Mi mancano le relazioni reali e non solo virtuali e il confronto continuo che c’è quotidianamente al lavoro

Questa esperienza ci ha messo di fronte a delle difficoltà, ma credo che il nostro modo di affrontarle con determinazione, collaborazione e voglia di portare a casa il risultato ne abbia tirato fuori anche aspetti positivi, che porteremo con noi in futuro

Ritengo che i tempi e le modalità di reazione a questa emergenza siano stati ottimi da parte dell’azienda. Più che mai in un frangente così particolare si riconferma come Aton, a tutti i livelli, sia l’espressione del lavoro di tante persone che svolgono il proprio compito con entusiasmo, partecipazione e amore. Le iniziative necessarie a far fronte alla situazione sono state accolte da tutti con entusiasmo e, credo, la consapevolezza che se ognuno fa del suo meglio staremo bene tutti

Sono contento di come abbiamo reagito a questa sfida e non riesco a non pensare a come le evoluzioni fatte in passato in termini di smart working, siano oggi le basi su cui si fonda il nostro lavoro

Non avevo dubbi a riguardo, ma il modo in cui Aton ha reagito alla situazione è stato strepitoso. E i numeri lo stanno confermando

smartworking coronavirus