L’​importanza della giusta “forma mentis”​

Ho sempre avuto una naturale attrazione per le persone che hanno le doti che io non possiedo: la simpatia istrionica, la disinvoltura con le persone sconosciute, la brillantezza in situazioni pubbliche. Sono nato timido, da bambino nessuno mi ha spinto realmente a uscirne e dall’adolescenza in poi ne ho pagato dolorosamente il pegno

Quando ho iniziato a rendermi conto di quanto fosse importante una buona vita di relazione mi sono dato da fare per limitare, se non superare, la mia nativa chiusura. Per fortuna in ogni medaglia c’è sempre un rovescio. Quella del timido è la capacità introspettiva di autoanalisi, la conoscenza di sé, la possibilità di partire dalla competenza sulla vita interiore per uscire a incontrare gli altri con un buon grado di auto consapevolezza

Da lì sono partito per un lunghissimo viaggio, tuttora in corso, fatto di peripezie private e professionali, di studio, di letture, di corsi, di prove più o meno difficili da affrontare e superare, di terribili figuracce e di piccole/grandi soddisfazioni. La mia vita è diventata un gigantesco laboratorio nel quale sperimentare la costruzione del mio “to be”. Si dice che il bello non sia giungere a destinazione ma il viaggio per arrivarci. Ne sono convintissimo. La destinazione è nel viaggio, non potrebbe essere altrimenti!

Sinora questi pensieri hanno vagato indefiniti nel mio retro cervello, ma di recente ho trovato dei riscontri scientifici che mi hanno aiutato a focalizzarli, a inquadrarli in un ambito professionale, a trovare la chiave per valorizzarli concretamente in competitività e sviluppo d’impresa

La psicologia, la sociologia, l’antropologia, le neuroscienze e tutte le discipline che si occupano dell’uomo stanno dimostrando che le nostre capacità di apprendimento sono molto superiori a quanto si pensasse sino a poco tempo fa. Carol Dweck, ad esempio, sostiene del suo libro “Mindset” che l’umanità è divisa in due categorie contraddistinte dal tipo di forma mentis: chi ha un mindset statico e chi ce l’ha dinamico. I primi cercano di conservare le proprie doti e non si curano di crescere. Il loro approccio alla vita è volto alla propria consacrazione, alla dimostrazione delle capacità possedute, alla ricerca del consenso e dell’ammirazione altrui. Queste persone vanno in crisi nel momento in cui viene loro richiesto un miglioramento, uno spostamento dal rituale verso qualcosa di meno conosciuto, una sfida difficile e probante. C’è poi un’altra categoria di persone che sono per natura portate alla crescita, alla sfida, alla ricerca. Non sono necessariamente munite in partenza di doti straordinarie, ma hanno una solida volontà di mettersi alla prova, cercano persone e situazioni che le fanno crescere anche a costo di subire più correzioni che conferme, vogliono superarsi, vivono i fallimenti come esperienze utili a imparare e ad accrescere la determinazione per ottenere dei risultati migliori

Questo passaggio di consapevolezza mi sembra decisivo. Conferma e aumenta il valore delle intuizioni evoluzionistiche di Charles Darwin aggiungendo anche il principio della capacità di autodeterminazione delle specie e in particolare dell’uomo. Non solo gli esseri viventi progrediscono per mutazioni casuali utili all’adattamento, ma addirittura è stato dimostrato che un uomo è in grado di trasferire ai propri figli un corredo genetico modificato già nell’arco della propria esistenza

Queste scoperte sono eccitanti, molto eccitanti! Significa mettere nelle nostre mani una responsabilità enorme che supera quella già conosciuta in termini educativi. Possiamo incidere profondamente non solo sui comportamenti nostri e dei nostri figli, ma addirittura anche sul DNA. Questo preambolo porta a una grande convinzione che secondo me sta alla base del fare impresa: anche le aziende hanno una illimitata possibilità di crescere ed evolvere se le persone che le compongono hanno il giusto “growth mindset”. Queste doti strategiche sono persino più preziose delle altre doti naturali o dell’esperienza: la forma mentale dinamica ci accompagnerà per tutta la vita, le doti e l’esperienza potrebbero servire soprattutto in termini opportunistici e diventare presto obsolete

grafico confort zone

La società americana BCG in un recente studio ha selezionato le aziende che potrebbero dominare i mercati nel decennio appena iniziato. Si tratta di compagnie molto diverse fra loro, ma che presentano un minimo comun denominatore: hanno deciso di scommettere sulla “vitality”, ossia sulla capacità di reinventarsi, trasformarsi e innovare il proprio business, adattandosi alle nuove sfide e ai nuovi contesti, come quello tecnologico. Sono aziende che hanno esattamente questo tipo di forma mentis. Non è tanto importante quello che è successo sinora, quanto quello che succederà d’ora in avanti. Sarà decisivo l’atteggiamento che le aziende avranno nei confronti delle turbolenze e dei cambiamenti.

grafico growth company

Purtroppo nella top di BCG c’è una presenza schiacciante di società US e Cinesi, pochissima Europa, zero Italia. E’ l’ennesima classifica che ci indica impietosamente la gravità del nostro declino. Più vedo l’Italia scendere in basso e più m’incazzo e reagisco con il sogno di ribaltare questo assurdo destino. Ci stiamo facendo un sacco di male da soli, pur avendo un ineguagliabile potenziale competitivo. Forza, ragazzi, diamoci tutti una gran bella mossa. Se il nostro obiettivo rimane soprattutto conservare il passato, a breve diventeremo i moderni schiavi di Donald Trump e Xi Jinping